Presepe 2008

La sera della vigilia di Natale: aspettando Gesu’ Bambino”
 
Avvicinandoci a piccoli passi dalla porta d’ingresso della Chiesa alla rappresentazione presepiale alla destra del presbiterio, veniamo progressivamente fagocitati inconsapevolmente all’interno di una casa contadina degli anni ’40-’50, ricostruita con pignoleria e precisione quasi maniacale nella sera del 24 dicembre, vigilia di Natale, quando ancora i bambini aspettavano non Babbo Natale o la Befana ma il Bambino Gesu’. Nella quotidianità di una famiglia contadina osserviamo i piatti da lavare, la tavola da sparecchiare del dopocena, la nonna che dipana una matassa di lana con l’aiuto della nipotina, un fraticello che cerca la carità, il nonno che fuma la pipa, rincorrendo nella memoria, forse, una favola da raccontare, il bambino che, testa bassa, viene rimproverato dalla mamma perché ha rotto un piatto, mentre il gatto spaventato ha rovesciato la ciotola del latte.
Ma l’angolo più significativo della casa è occupato dal padre che, aiutato dal figlio maggiore, sta allestendo un bellissimo presepio. La ricostruzione della casa è perfetta: la stufa, il camino, i quadri, i giochi (il cavallo a dondolo e il trenino), l’arredamento, le suppellettili, le stoviglie; tutto da osservare attentamente perché i particolari sono cosi’ innumerevoli che si rischia di non scoprirli tutti.
Fuori il cortile e i casseri sono imbiancati da una copiosa nevicata.
L’atmosfera che si respira in questa casa, in questa Santa Vigilia, è l’attesa: l’attesa di un evento che ha cambiato la storia del mondo, e cioè la venuta del Cristo Figlio di Dio come piccolo bimbo deposto in una mangiatoia.
Ma questa attesa per noi cristiani contiene e significa un’altra attesa: quella del ritorno del Cristo sulle nubi del cielo, nella gloria, alla destra del Padre.
Tra queste due attese si snoda la vita di noi testimoni di Gesù.
Dopo il Natale, l’Apocalisse.
Impariamo allora a pregare con le ultime tre parole che chiudono appunto il libro dell’Apocalisse: “VIENI SIGNORE GESU’“.