Presepe 2012

L'opera che state osservando non è direttamente un presepio, piuttosto la ricostruzione di un istante della vita in cui, in un determinato luogo, dopo aver allestito alcuni presepi, se ne aspetta la santa benedizione.
Dunque, anche se tutto è immaginario, luogo e tempo, quelle figure che abitano la scena siamo noi e il paese è il nostro.
Siamo stati inavvertitamente proiettati dentro un "fermo immagine" di una grande scena: siamo spettatori e attori; siamo noi che guardiamo noi stessi.
Soffermatevi a notare il realismo ineffabile dello spettacolo.
A destra, nell'androne con volta a crociera, il prete benedice il presepio circondato dai chierichetti, uno dei quali comicamente affibbia una pedata a un cane randagio, mentre intorno normale scorre la vita quotidiana: una donna scende lo scalone per andare ad attingere l'acqua con una brocca; nell'atrio un vecchietto, seduto, sembra sorpreso dall'arrivo inaspettato di un tale appena smontato dalla bicicletta; in fondo al cortile interno, vicino al pozzo, due bambini, dopo aver probabilmente fatto i compiti, giocano in attesa della cena.
A sinistra una giovane donna torna a casa con una camola colma di panni forse lavati alla fontana e di legna per la stufa; sulla soglia di casa una premurosa mamma ha portato in braccio la figlia a vedere il cavallo con due contadini che sul carretto, stanchi, tornano a casa dal lavoro nei campi; sul balcone una graziosa vecchietta attende, forse pregando sommessamente, che anche là arrivi il prete per la benedizione.
Dall'alto, una rossa distesa di tetti a coppo piemontese intelaiati con inimitabile precisione certosina, sormontati da robusti camini, abbracciano e proteggono tutta la rappresentazione sacra e profana contemporaneamente.
Ora ci accorgiamo che tutto questo non solo è da noi visto, ma anche da noi vissuto: per un imprevedibile transfert siamo stati risucchiati dentro la scenario.
Siamo diventati statue e pietre.
Siamo dentro la scena.
Siamo dentro il Natale.


Presepe 2012 in collina